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	<title>Edizioni Erasmo &#187; Iniziative</title>
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		<title>Sono morto una notte di luglio</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 20:00:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non che mi fossi aspettato una folla da stadio, né un corteo di zelanti adulatori come quelli che, in vita, mi giravano spesso intorno, e neppure quei giornalisti e quelle telecamere che spesso mi avevano gratificato e talvolta insultato. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non che mi fossi aspettato una folla da stadio, né un corteo di zelanti adulatori come quelli che, in vita, mi giravano spesso intorno, e neppure quei giornalisti e quelle telecamere che spesso mi avevano gratificato e talvolta insultato.  Non mi aspettavo neppure gli opportunisti dell’amicizia, quelli che nei momenti felici erano “amici di Paolo”, che spesso sedevano alla mia mensa o che mi invitavano alla loro per esibirmi come un gioiello di famiglia. E non mi aspettavo neppure colleghi (ma un paio c’erano), dirigenti federali, stendardi e bandiere.  Capii, d’un tratto, cos’era che mi aveva spento. Era la “morte civile”, della quale avevo letto e sentito parlare senza immaginare la ferocia con la quale sapeva aggredire&#8230;</p>
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		<title>Re Solo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 20:35:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Aldo Galeazzi, classe ’73 vive e lavora a Livorno. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong> Aldo Galeazzi, classe ’73 vive e lavora a Livorno. Con Re Solo propone una raccolta di 21 testi che attraversano la sua produzione offrendone un campione significativo.  Narrazioni brevi ispirate al racconto americano degli anni Trenta e Quaranta in cui niente è lasciato al caso e dove a orientare è lo sguardo che rimesta nel sordido dell’esistenza di chi avrebbe potuto fare molto e non  ha fatto,di chi era in potenza e non è stato, senza nulla concedere a un linguaggio che fa eco all’amarezza attraverso un prosaico lirismo. Al loro fianco si colloca l’aulico “Meditazioni d’un criminale”, esperimento di narrazione di un fatto di cronaca nera sussurrato a un ipotetico tribunale, in un teatrino in cui il delitto è il vero accusatore e l’accusato il solo astante. Trasfigurazione, e per questo santificazione, di quella tipologia di racconto di cui “Il traguardo è lontano e la vittoria non mi interessa”, testo che apre la raccolta, è il primo rappresentante e portavoce. paranoia, alla mania di persecuzione</p>
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		<title>La fine soltanto</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 15:59:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La fine soltanto. Ma la fine di cosa? (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La fine soltanto. Ma la fine di cosa? La fine di un rapporto, di un vizio, dell&#8217;amore, di un pensiero, della vita. Ognuno cerca i mezzi adatti per contrastarla, la fine.  Per controllarla. Per farsela amica. Per vincerla. Ma non è facile. Un bambino va a comprare l&#8217;albero di Natale col padre; una coppia va la mare per la prima volta in sette anni; una pianista è preoccupata per la riuscita di un concerto; un cuoco prepara una cena di mezzanotte; una coppia si incontra alla vigiliadelle nozze nel nuovo appartamento. Queste condizioni apparentemente normali nascondono un disagio celano situazioni impreviste e preparano finali che pongono il lettore di fronte a finali imprevisti.</p>
<p>La voce di Emiliano, schietta e asciutta, ci convince a diffidare della realtà come la vediamo, visto che nasconde un risvolto inatteso una terribile verità e un inevitabile destino</p>
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		<title>Lungo la ferrovia</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 16:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>erasmo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gianluca Giunchiglia, ricco della sua esperienza di educatore alla “Stella Maris”, ha sentito la necessità di intessere un ragionamento “letterario” per indicare certe problematiche umani e sociali nonché di rapporto, che nascono nelle varie comunità rom, che persa la loro peculiarità di “migranti” sono sempre più stanziali e quindi creano situazioni conflittuali tra la nostra società, che ha la presunzione di considerarsi migliore e più adeguata al cosiddetto vivere civile, e la loro tradizione di vita libera e regolata dalle antiche leggi del “saggio”. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gianluca Giunchiglia, ricco della sua esperienza di educatore alla “Stella Maris”, ha sentito la necessità di intessere un ragionamento “letterario” per indicare certe problematiche umani e sociali nonché di rapporto, che nascono nelle varie comunità rom, che persa la loro peculiarità di “migranti” sono sempre più stanziali e quindi creano situazioni conflittuali tra la nostra società, che ha la presunzione di considerarsi migliore e più adeguata al cosiddetto vivere civile, e la loro tradizione di vita libera e regolata dalle antiche leggi del “saggio”.</p>
<p>Infatti, nel suo avvolgente romanzo breve “Lungo la ferrovia”, uscito nel marzo di quest’anno con Media Print Editore ed ora in seconda edizione con Erasmo (Casa Editrice della Libreria Gaia Scienza di Livorno), ci conduce a vedere queste realtà nel loro confronto quotidiano riuscendo a far rivivere nel lettore le sensazioni, gli entusiasmi, le delusioni, le paure, i contrasti, le negatività ma anche il grande bagaglio positivo, che in sé hanno, quale retaggio di una grande ed antica civiltà di vita che però non ha saputo adeguarsi ai tempi se non solamente per la parte peggiore che l’attuale società offre loro. E’ affascinante leggere quelle pagine dove Gioni e Miluna, due ragazzi adolescenti di un qualsiasi campo rom (sempre collocato all’estrema periferia e quindi anche umanamente distaccato e relegato ai margini della società che lo ha realizzato) “lungo la ferrovia”, che vivono la loro “età” tra lo stridore di due mondi molto diversi, e nonostante tutto sanno sognare, vedere ed aspirare a cose belle come tutti i loro coetanei.</p>
<p>Sono pagine che ci fanno nascere sensazioni, che infine ci rendono migliori interiormente e umanamente.</p>
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		<title>Mercatino Americano e dintorni</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 14:03:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>erasmo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta a Livorno un pezzetto di vecchia America. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta a Livorno un pezzetto di vecchia America. Piazza XX settembre, mercatino americano. Alzi la mano chi non ne ha sentito parlare. Un labirinto buio e disordinato di bancarelle improvvisate, dove negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale si andavano a cercare sigarette, milk chocolate, l&#8217;aspirina made in Usa e certe saponette disinfettanti miracolose per ogni tipo di malattia (anche venerea&#8230;).</p>
<p>Quei banchi coperti da tetti di lamiera inchiodati ai platani, dove da tutta Italia venivano a cercare i Levis, i Ray-Ban, le  t-shirt Fruit of the Loom come quelle di James Dean prima e di Fonzie, e dove sono apparsi il ketchup, il burro di noccioline e lo sciroppo d&#8217;acero  molto prima che approdassero nei supermercati italiani.</p>
<p>In piazza XX settembre, negli anni Cinquanta e Sessanta, gli attori di Cinecittà di passaggio a Livorno si accaparravano il dentifricio sbiancante che faceva brillare i denti dei colleghi di Hollywood ed anche il potentissimo colluttorio Listerine per baci a prova di ciak. Si sono visti, e non una volta sola, Mastroianni, Alberto Sordi e la Loren, Claudio Villa lì era di casa. Little Tony vi si sentiva Elvis. Mentre negli anni Settanta i pionieri delle radio libere in Italia vi hanno reperito i trasmettitori FM da campo americani su cui si basò la cosiddetta “alta frequenza” delle prime radio libere d&#8217;Italia e Renzo Arbore veniva a cercarvi cimeli per la sua collezione di oggettistica  kitsch.</p>
<p>Il mercatino americano di Livorno non è stato un mercatino qualunque. E&#8217; un pezzo di storia “vista dal basso” che affonda le radici nelle macerie della Seconda Guerra Mondiale. Una briciola di Piano Marshall (NOTA)alla livornese, che si è colorato, man mano che passavano gli affanni e la fame del dopoguerra, di personaggi, di merci e di aneddoti. Fino a diventare, per molti anni, dai Sessanta agli Ottanta del Novecento almeno, con il suo fritto misto di esotismo <em>yankee</em> e di sanguigna vivacità labronica, la maggiore attrazione turistica della città dei Quattro Mori e del cacciucco.</p>
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		<title>TENNIS NATURALE</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 17:26:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il tennis in questi ultimi decenni ha subito notevoli cambiamenti, assumendo ritmi sempre più veloci. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tennis in questi ultimi decenni ha subito notevoli cambiamenti, assumendo ritmi sempre più veloci. I giocatori, sempre alla ricerca di una preparazione fisico-atletica più sofisticata, ci regalano un tennis che esalta lo scontro fisico, con scambi di gioco prolungati, mettendo in secondo piano l’estro individuale, la fantasia (virtuosismi) e l’intelligenza tattica che caratterizzavano il tennis più tecnico del passato.<br />
Questa evoluzione mi ha portato già da molti anni ad una approfondita riflessione, sollecitandomi a una modifica radicale dell’insegnamento e ad un approccio diverso, proponendo un tennis più “semplice” per tutti i colpi, in modo particolare per i colpi a rimbalzo. Soprattutto, più concretezza (che teoria), con il desiderio comune di vedere i miglioramenti in tempi relativamente brevi.</p>
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		<title>Un pratese innamorato di Livorno</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 17:21:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 1932 Giuseppe Valaperti, un facoltoso industriale di Prato che aveva eletto Livorno come sua seconda patria, donò un cospicuo appezzamento di terreno per la costruzione di quello che diventerà lo Stadio comunale. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1932 Giuseppe Valaperti, un facoltoso industriale di Prato che aveva eletto Livorno come sua seconda patria, donò un cospicuo appezzamento di terreno per la costruzione di quello che diventerà lo Stadio comunale. Dette così il via ad una vicenda, fondamentale per la vita sportiva cittadina, giunta sino ai nostri giorni. Il terreno faceva parte di Villa Basilica, una proprietà ormai scomparsa e dimenticata dai più. La donazione, avvenuta per di più in un momento di profonda trasformazione del tessuto urbanistico livornese, diventa l’occasione per raccontare in queste pagine una piccola storia a sua volta pretesto per raccontare altre piccole storie, come ad esempio quella dei “villini d’Ardenza” o della Baracchina Rossa. Luoghi entrati a buon diritto nel DNA dei livornesi e conosciuti da tutti coloro che nelle belle giornate vengono a Livorno a trascorrere qualche ora godendo del suo lungomare.</p>
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		<title>Novissimo Manuale del Padellatore di Beccacce</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 17:15:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il momento della verità, quando il selvatico frulla e imbracci il fucile. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il momento della verità, quando il selvatico frulla e imbracci il fucile. Si, vabbé… ma soprattutto il divertimento nello scrivere, nel creare un libriccino fondamentalmente inutile e, per questo, indispensabile.<br />
Non si impara molto da questo Manuale, certo. Forse solo a non prendersi troppo sul serio.</p>
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		<title>C&#8217;era una volta il mercatino americano di Livorno&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 16:02:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta il mercatino americano di Livorno&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.edizionierasmo.eu/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/mercatino-unità.PDF'>C&#8217;era una volta il mercatino americano di Livorno&#8230;</a></p>
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		<title>Un amarcord tra foto e racconti</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 16:01:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Un amarcord tra foto e racconti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.edizionierasmo.eu/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/mercatino-tirreno1.PDF'>Un amarcord tra foto e racconti</a></p>
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